Cosa ci fa prendere delle buone decisioni?

Articolo di Richard T. Justenhoven, Product Director di cut-e Group, adattato da Simone Bellisario

 

Ogni giorno prendiamo un grande numero di decisioni più o meno complesse, che spaziano dal bar dove andare a bere un caffè con un nostro collega alla strada da prendere, una volta usciti dall’ufficio, per trovare meno traffico e arrivare a casa in tempo per preparare la cena.
 
Magari nell’arco di tempo che divide queste due decisioni, ci troviamo a fare scelte che avranno un impatto decisamente più significativo sulla nostra vita professionale e personale, come la scelta di quale collaboratore assumere, quale prodotto promuovere, a quale banca rivolgerci per un progetto importante come l’acquisto di una casa.
 

Ma ci siamo fermati mai a pensare cosa ci rende in grado di valutare le cose nel modo giusto, trarre conclusioni ragionevoli e prendere le decisioni migliori?

 
Di sicuro, avere un QI è di grande aiuto e sappiamo dalla ricerca che le persone che ottengono punteggi alti nei “test di intelligenza” tendono effettivamente ad avere dei risultati migliori sia in campo accademico che professionale, ma la nostra esperienza di tutti i giorni ci ricorda che ci sono molte persone che definiremmo intelligenti, perspicaci e brillanti che prendono comunque decisioni decisamente scadenti.
 
Oltre all’intelligenza (QI), un ruolo fondamentale nei processi decisionali è giocato dal cosiddetto pensiero critico. Mentre il QI può essere definito come una misura della forza che la nostra mente ha nel comprendere contenuti astratti, il pensiero critico riguarda la nostra abilità di esprimere dei giudici in maniera analitica.
 
Si tratta prevalentemente dell’approccio con cui guardiamo il mondo che ci circonda e con cui riconosciamo che una correlazione tra due o più eventi non implica necessariamente un rapporto di causalità. Intelligenza e pensiero critico sono quindi generalmente due caratteristiche piuttosto distinte.
 
Un gruppo di ricercatori della California State University, guidati da Heather Butler, ha svolto una ricerca finalizzata ad approfondire l’impatto di queste due caratteristiche sulle attività quotidiane. In breve, il loro obiettivo era vedere quale caratteristica tra pensiero critico e l’intelligenza fosse in grado di predire meglio alcuni outcome della vita reale.
 
Il team ha chiesto a 244 partecipante di completare un test di intelligenza ed un test sul pensiero critico. Quest’ultimo copriva aree come ragionamento verbale, analisi di dibattiti, problem solving e verifica di ipotesi.
 
Per valutare gli outcome della vita reale, ai partecipanti è stato chiesto di riportare quali, tra una serie di eventi negativi proposti, erano riusciti ad evitare. Gli eventi differivano per importanza, spaziando tra l’aver ricevuto una multa per aver consegnato in ritardo qualcosa preso a noleggio e l’aver contratto una malattia sessualmente trasmissibile. Questo test aveva quindi il fine di fornire una misura indiretta della capacità di prendere le decisioni in modo efficace.
 
I risultati hanno mostrato che le persone con un alto punteggio in entrambi i test (pensiero critico e intelligenza) avevano riportato meno eventi negativi nella loro vita reale. Per quanto riguarda la capacità delle singole caratteristiche invece, il pensiero critico è risultato come un predittore più forte dell’intelligenza.
 

Cosa significa tutto ciò?

 
Significa che noi possiamo avere un QI modesto e prendere comunque delle buone decisioni oppure che possiamo avere un QI alto e prendere delle decisioni scadenti con esiti potenzialmente negativi. In ogni caso, a fare la differenza è il nostro livello di pensiero critico.
 
L’abilità di pensare in modo critico è uno strumento importante nella “cassetta degli attrezzi” che usiamo per districarci tra le varie situazioni che incontriamo nel lavoro e nella vita in generale. Gli autori sostengono che ci sono molte evidenze riguardo al fatto che il pensiero critico può e deve essere sviluppato ed è necessario quindi identificare delle strategie appropriate per farlo.
 
Nel frattempo, la sfida per le aziende è quella di identificare e valutare queste abilità nei candidati!

 

Adattatto dallo science blog di cut-e.

 

References:

Butler, H. A., Pentoney, C., Bong, M. P., (2017) Predicting real-world outcomes: Critical thinking ability is a better predictor of life decisions than intelligence, Thinking Skills and Creativity, Volume 25, September 2017, Pages 38-46

 

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