I leader ed il potere dell’umiltà

Ashley Merryman (*), come antidoto a quello che descrive essere l’ascesa del narcisismo, esplora i lati positivi del dimostrare umiltà.
 

La domanda è: ci sono benefici nell’essere umili? L’umiltà migliora i risultati, che siano accademici, relazionali o di bilancio?

 
In generale sembra esserci una scarsa comprensione di ciò che veramente significa “essere umile”.
Secondo Merryman, la vera umiltà sta nel riconoscere i propri punti di forza e le proprie aree di miglioramento, ed inserirle in un contesto più grande.

Gli umili, rispetto ai loro punti di forza chiedono come possono essere d’aiuto, e rispetto alle proprie debolezze chiedono come possono crescere.

Nel suo articolo, Merryman, prende in considerazione alcune delle ricerche condotte fino a quel momento. Introduce il rivoluzionario lavoro di Owens e Hekman (**), focalizzato sullo studio della “Leadership umile” in contesti militari, manifatturieri e politici.
Owen e Hekman arrivano alla conclusione che un “leader umile” è colui che si dimostra disponibile ad ammettere i propri errori e limiti.

Il “leader umile” è spinto dal desiderio di:

  • migliorare continuamente
  • rivedere ed aggiornare i piani
  • essere aperto agli input provenienti dagli altri
  • incoraggiare l’iniziativa delle persone

Merryman specifica inoltre che l’umiltà non indebolisce l’autorità del leader, piuttosto genera una maggiore flessibilità nell’uso del potere.
L’autrice cita l’esempio di un ufficiale militare, ovvero: si mostrerà aperto ad ascoltare le opinioni di ufficiali più giovani durante la fase di preparazione della missione e allo stesso tempo resterà autoritario quando, durante la missione, sarà necessaria una sola “voce” al comando. E di nuovo, nel debrief dopo la missione, chiederà a tutti opinioni e contributi per migliorare. Questo tipo di leadership umile incoraggia le persone e le motiva a lavorare bene.

Di contro, Merryman mostra che dallo studio di Owens e Hekman emerge che i leader non umili prendono forza dalla loro posizione di certezza. Questa tipologia di leader promette di avere tutte le risposte, di sapere essatamente cosa bisogna fare, ignorando informazioni che li porterebbero a ripensare la loro strategia. Un leader non umile concentra il proprio potere, rimuovendo coloro che potrebbero rappresentare una minaccia, e promuove “editti” piuttosto che “contributi”.
 

Cosa significa questo per i leader di organizzazioni?

 
In circostanze difficili, incerte e precarie, le persone cercano leader sicuri delle proprie capacità e quindi il leader non umile offre conforto ed ispirazione.

In uno studio del Journal of Management condotto su 105 aziende di software e hardware, è emerso che i CEO umili hanno:

  • ridotto la disparità di salario tra se stessi ed il loro team
  • hanno disperso il loro potere
  • hanno assunto team “diversi”
  • hanno dato alle persone la possibilità di guidare ed innovare

I leader umili hanno un minore turnover all’interno dei propri team, le persone che lavorano con loro sono più soddisfatte e migliorano le performance aziendali.

C’è un ulteriore lezione da trarre dallo studio: arroganza ed umiltà sono contagiose, entrambe possono essere insegnate o contratte
Se i nostri leader sono umili, accettano i contributi e le occasioni di crescita e confronto, lo saremo anche noi.

 

 

 

(*)Ashley Merryman è co-autore con Po Bronson di due New York Times bestsellers, NurtureShock: New Thinking About Children e Top Dog: The Science of Winning and Losing

(**)Bradley Owens e David Hekman, How Does Leader Humility Influence Team Performance? Exploring the Mechanisms of Contagion and Collective Promotion Focus

 

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